Donne - by Michael Lukasiewisz (particolare)

LA MORTE DI GIULIETTO CHIESA

La morte di Giulietto Chiesa è avvenuta il 26 aprile di quest’anno, poche ore dopo che il giornalista aveva concluso, nel 75° Anniversario della Liberazione e della fine della Seconda Guerra Mondiale, il Convegno internazionale del 25 Aprile “Liberiamoci dal virus della guerra”. Le parole dette nel convegno, possono essere considerate un testamento spirituale. “È indispensabile unire le forze che abbiamo, che non sono tanto piccole ma hanno un difetto fondamentale: quello di essere divise, incapaci di parlare con una voce unica. Occorre uno strumento che parli ai milioni di cittadini che vogliono sapere». Subito dopo lo streaming, il video del Convegno è stato oscurato perché «il suo contenuto è stato identificato dalla Comunità YouTube inappropriato o offensivo per alcuni tipi di pubblico» (Manifesto, 28 aprile 2020).

Se ne è andato in piena pandemia, mentre il mondo era travolto da uno tsunami spaventoso. Il rumore della tragedia che scuoteva l’Italia non è una ragione sufficiente per giustificare il silenzio assordante che l’ha accompagnata. Non una parola ai telegiornali, di qualunque rete si trattasse, solo un breve ricordo della sua figura su pochi giornali, non un doveroso tributo alla professione che ha onorato. E’ sembrato che il silenzio volesse seppellirlo in anticipo, ma allo stesso tempo ne abbia amplificato l’alone, come a sottolineare stupito che non c’erano armi per combatterlo, se non l’oblio.

Giulietto Chiesa è stato uno dei giornalisti più noti a livello internazionale e tra i più moderni. A parte l’enorme cultura sui vari popoli europei, l’approfondita esperienza in campo circa i cambiamenti odierni, il rigore della ricerca, il nascondimento dell’operato, l’assoluta indifferenza verso le vetrine mediatiche, questo grande giornalista possedeva una dote rara: mettere insieme livelli diversi per comporre una sintesi che diventasse conoscenza. Egli infatti osservava eventi, economie, processi comunicativi, condizioni sociali, per unirne i fili significanti; ma proiettava anche l’esistente verso scenari futuri e futuribili, per cogliere, dentro l’imminente, gli elementi utili a costruire previsioni; non solo, ipotizzava barlumi di strumenti adatti a poter modificare in futuro le più pericolose storture in arrivo. La sua intelligenza collegava i fili del tempo, per aiutare i suoi concittadini a essere più liberi.

La figura di Giulietto Chiesa svetta tra i giornalisti. Netto, coraggioso, controcorrente, lucidissimo. Rigoroso eppure semplice. Infatti si esprimeva in modo che tutti lo potessero comprendere, con un linguaggio accattivante, sfrondato da intellettualismi o tattiche utilitaristiche. Le sue analisi entravano nella mente di ciascuno come un monito, ma anche nel cuore, con la partecipazione affettiva a quanto scopriva e cercava, sempre attento a circostanziare le notizie, a sfrondarle del superfluo, a scaldarle di quel pathos necessario perché fossero veicolo di valori umani.

Le persone semplici che l’hanno incontrato attraverso i suoi articoli e video, come me, non possono sottomettersi alla voce del silenzio. Vogliono lasciare piccole parole di plauso, di riconoscenza. E in tal senso mi piace sottolineare tre aspetti, da conservare in suo onore.

Il primo è che Giulietto Chiesa ci ha insegnato a usare una mente “profonda”, che vada oltre le apparenze e i botti, perché oggi l’informazione viaggia per binari sotterranei molto potenti. Questo rende difficile, e a volte impossibile, filtrare la verità che ci viene spesso sepolta, e possiamo intravederla più dal fine che dalla sostanza. La verità oggi non è contenuta nelle notizie, ma nelle conseguenze delle notizie stesse, e nel modo con cui ci vengono offerte.

La seconda è che Giulietto Chiesa non ci lascia in eredità dei trattati, ma delle domande. Questa è stata l’essenza del suo giornalismo e anche della sua missione umana: interrogarsi, dubitare. Il tempo moderno, frammentato e rapido, alla continua ricerca di appigli effimeri, può trovare nel dubbio critico un significato possibile, e forse una via di salvezza. La rete di poteri forti, sempre più forti per lo squilibrio di partecipazione, ha bisogno di omologazione e di cecità, e paradossalmente possiede anch’essa, nonostante l’influenza di cui dispone, tale cecità. Forse nessuno ha chiaro veramente dove stiamo andando. Ecco allora che l’uomo moderno deve restare vigile, alzare il radar dell’intelligenza critica, per immaginare cosa si nasconde dietro l’apparenza, e quale disegno vago può spiegare le crescenti contraddizioni dell’assetto sociale.

La terza considerazione deriva dalle due precedenti. Occorre domandarsi: perché questo silenzio sulla sua morte? E qui dobbiamo usare la coscienza critica e il dubbio. Non abbiamo risposte purtroppo, perché, se le avessimo, avremmo penetrato un poco la scorza metallica dei misteri che avvolgono il nostro tempo. Ma possiamo intuire che il silenzio sulla sua dipartita non è un caso, e conferma l’ipotesi che egli più volte ha gridato accorato: la comunicazione è la fonte principale di potere. Sì, anche in questo caso i mass media hanno usato il potere per appannare l’evento doloroso della sua morte improvvisa, che avrebbe potuto indurre molti ad avvicinarsi ai suoi libri, al suo pensiero. Significa che non solo la critica fa paura, ma anche il ricordo.

Queste brevi osservazioni vogliono essere proprio un ricordo: il ricordo di Giulietto Chiesa.

Consulta i siti: www.giuliettochiesa.com e www.pandoratv.it

Immagine: Donne – by Michael Lukasiewisz (particolare)

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